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giovedì 20 giugno 2013

Cancro: in Usa studia il bicarbonato, in Italia Simoncini è stato radiato dall’albo

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Cancro: in Usa studia il bicarbonato, in Italia Simoncini è stato radiato dall’albo

Anzitutto la notizia, segnalata da un lettore:«Il National Institute of Healt ha asssegnato un finanziamento di 2 milioni di dollari al dottor Mark Pagel, del Cancer Center dell’Università dell’Arizona, per affinare la sua ricerca sull’uso del bicarbonato di sodio nella terapia del cancro al seno».Presto «comincerà una sperimentazione clinica sugli effetti del bicarbonato contro il cancro sugli esseri umani.
cancro

Precedenti ricerche sui ratti hanno dimostrato che il bicarbonato per via orale aumenta il pH tumorale (ossia diminuisce l’acidità) e riduce le metastasi del cancro al seno e alla prostata». Così, a quanto pare, avrebbe ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini, che è stato radiato dall’Ordine dei medici perchè pretende di trattare il cancro inondando la zona di bicarbonato al 5%.La notizia americana vendica anche il dottor Stefano Fais, gastroenterologo, che da anni cerca di promuovere il trattamento del cancro con somministrazione di «inibitori della pompa protonica» (nome sofisticato per i comuni farmaci antiacidi, che sono somministrati per l’ulcera). Il dottor Fais è sicuro che tali anti-acidi (lui usa il lansoprazolo) possono addirittura bloccare i tumori che sono diventati resistenti alla chemioterapia; ma non riesce a trovare cliniche disposte ad avviare una sperimentazione clinica su pazienti volontari; e ciò nonostante il dottor Fais non sia affatto un medico «selvaggio», bensì un direttore dell’ufficialissimo Istituto Superiore di Sanità, e più precisamente direttore del Dipartimento dei farmaci tumorali nel suddetto Istituto. Dunque uno che, quando parla, dovrebbe essere ascoltato: invece il dottor Fais s’è spesso lamentato anche sui media di «non riuscire a trovare un ospedale disposto a provare a trattare i cancerosi coi soli antiacidi», ottenendo al massimo che vengano usati insieme alla chemioterapia; anche se adesso sembra che qualcosa stia cambiando in meglio (QeA With Dr Stefano Fais – PPI and Cancer).Tutti e tre i medici, l’americano Pagel e i due italiani, seguono lo stesso razionale, del resto ben noto a tutti gli oncologi: il tumore prospera in ambiente acido ed anzi lo genera attorno a sé, con ciò favorendo le metastasi; le cellule normali infatti muoiono in quell’alto livello di acidità in cui il cancro cresce. Dunque aumentare l’alcalinità dei circostanti tessuti, con il bicarbonato o gli anti-acidi, contrasta il proliferare delle cellule tumorali e pare che le obblighi ad auto-eliminarsi (apoptosi).Anche le diete anti-cancro oggi raccomandate – abolizione della carne rossa, dei formaggi fermentati e riduzione delle proteine animali in genere, rinuncia agli zuccheri e carboidrati raffinati, e invece grandi quantità di verdura come cavoli e broccoli – sono diete alcalinizzanti. Il sangue umano, se sano, è lievemente alcalino (pH 7,4), e più è reso «acido» da diete carnee, meno bene ossigena le cellule; il mare è alcalino decisamente (pH 8,1), le acque minerali curative ancora di più (fra 9 e 11).Dell’efficacia della terapia Simoncini posso testimoniare: un mio conoscente americano con cancro al fegato e pancreas quarto stadio, viene a Roma tutto giallo per ittero – la massa tumorale schiaccia il dotto biliare e lo occlude, sicchè la bile circola nel sangue – e con il prurito insopportabile collegato all’itterizia.  Simoncini gli fa praticare una piccola apertura chirurgica sul ventre, e attraverso questa lo stesso paziente si inietta, più volte al giorno, siringoni di acqua e bicarbonato al 5%. Ebbene: in pochi giorni l’ittero scompare e sparisce il prurito, segno inequivocabile che la massa tumorale s’è ridotta. Purtroppo il paziente è morto qualche settimana dopo a causa di una setticemia, perchè il sistema immunitario di un canceroso è ovviamente indebolito – altrimenti non si sarebbe sviluppato il tumore. S’intende, quella di Simoncini non è la cura del cancro; esso può tornare. Ma è certo che ha migliorato la qualità della vita, e so di pazienti che sono invece completamente guariti – probabilmente perchè il sistema immunitario, che sorveglia ed elimina le cellule anomale che il nostro organismo produce nella mitosi fin dal loro apparire, aveva superato lo squilibrio, ed era tornato alla sua attiva funzione di «sorveglianza». Il punto è che nemmeno la chemioterapia è la «cura» del cancro, e pretende di ottenere una riduzione del volume o rallentamento della proliferazione, ciò che a quanto pare Simoncini (e il dottor Fais) ottengono con l’alcalinizzazione dei tessuti, e senza effetti collaterali.
bicarbonato 2
Resta da spiegare questo fatto: come mai in USA, un medico che studia la terapia col bicarbonato riceve un finanziamento pubblico di 2 milioni di dollari, in Italia, viene processato per truffa e omicidio colposo, radiato dall’albo dei medici e disonorato, come si faceva una volta (ora non più) per i medici che procuravano aborti?In Italia, ai medici ospedalieri è vietato consigliare trattamenti alternativi alla chemioterapia ufficiale per contratto (vien loro fatta firmare una apposita clausola) e sotto pena di licenziamento. Per stroncare la terapia Di Bella, la ministra della Sanità di allora, Rosy Bindi, fece cancellare dal prontuario nazionale i farmaci che Di Bella usava, onde non poterono nemmeno essere prescritti (persino l’innocua melatonina, oggi in vendita nei supermercati, i pazienti dovevano farsela mandare dalla Svizzera). Da ultimo il caro dottor Paolo Rossaro di Padova, che cura con l’acido ascorbico in vena ad alte dosi (un protocollo adottato dalla clinica universitaria del Kansas), è stato sospeso e condannato a pagare 500 mila euro per danni ai parenti di un paziente morto dopo, o nonostante, il trattamento. Un giorno ci si dovrà spiegare come mai l’oncologia ufficiale, che inietta ai pazienti sostanze che «mettono l’inferno nel corpo dei malati» (com’ebbe a dire il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell’Istituto Nazionale dei Tumori), è riuscita a creare in Italia un simile clima di chiusura verso ricerche promettenti, e di persecuzione di chi le sperimenta. Naturalmente è difficile chiamare in causa per questa situazione Umberto Veronesi, di professione miliardario, e della sua sinistra egemonia nella cancerologia italiana; probabilmente bisogna chiamare in causa i vasti interessi delle multinazionali farmaceutiche, che da queste «cure» ricavano miliardi (ogni malato di cancro costa al servizio sanitario, con gli attuali protocolli chemioterapici, 60-80 mila euro l’anno), di cui Veronesi e la sua covata di oncologi è solo l’espressione. Non si dimentichi che la conferma che il bicarbonato riduce il volume dei tumori molto meglio che le chemioterapie citotossiche, segnerebbe la fine ingloriosa di schiere di cattedratici universitari, di folle di primari pagatissimi, e di linee di ricerca fallimentari: tutta gente che diverrebbe inutile. È logico che difendano le loro posizioni, anche a prezzo della vita dei malati. E tuttavia, come si constata, in USA è ancora possibile sperimentare trattamenti alternativi, senza finire in galera; solo in Italia esistono argomenti-tabù fino al punto che forze di potere, dalla magistratura ai politici ad «oncologi» miliardari, reagiscono a chi prova ad infrangerli distruggendo la persona, professionalmente e umanamente, gli tappa la bocca, li condanna per omicidio (ma quanti ne ha uccisi la chemio? Quanti ne ha uccisi Veronesi? Non si calcola mai).Alla fine, quella che poteva essere una gloria italiana, e passare alla storia come «protocollo Simoncini» o «protocollo Fais», si chiamerà invece «Protocollo Pagel». Ma anche questo è un evento ricorrente, nella storia italiana.
Fonte: http://www.losai.eu/cancro-in-usa-studia-il-bicarbonato-in-italia-simoncini-e-stato-radiato-dallalbo/

Il caso Schwazer, l'antidoping

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Il caso Schwazer, l'antidoping e una doppia morale da spazzar via

I clamorosi sviluppi del caso del marciatore suggeriscono di piantarla di raccontare che l'Italia è all'avanguardia nel campo dell'antidoping

Alex Schwazer. Ansa
Alex Schwazer. Ansa
Sorpresa. È il termine che Giovanni Malagò, oggi presidente del Coni e a quel tempo solo candidato in pectore, ha scelto per raccontare la sua reazione allo scandalo Schwazer, il marciatore olimpionico trovato positivo ad un controllo a sorpresa alla vigilia dei Giochi di Londra. Sorpresa? Nel Paese in cui un suo predecessore (Pescante) si è dimesso per uno scandalo doping? In quello che ha organizzato il salto truccato di Evangelisti nel mondiale di atletica organizzato in casa? Nell’Italia sportiva che ha consegnato per anni a Conconi le chiavi degli aiuti farmacologici? Nell’ambiente che ha generato una fiumana di squalificati nel ciclismo, nello sci di fondo e in tanti altri sport?
Altro che sorpresa. Termini come dolore, rabbia e vergogna sembrano più appropriati. I clamorosi sviluppi delle indagini sulla rete di complicità ufficiale di cui si è giovato Schwazer, contrariamente alle sue confessioni, ci suggeriscono di piantarla di raccontarci la balla così amata dai nostri dirigenti sul fatto che "l’Italia è all’avanguardia nel campo dell’antidoping". È il mantra ripetuto nei momenti difficili come questo, per scongiurare gli effetti rovinosi sull’opinione pubblica. Ma non è appoggiato su nulla: sappiamo con buona certezza qual è il Paese ultimo in questa classifica alla rovescia, la Spagna, ma escludiamo che noi si sia in cima alla lista.
Altrimenti non sarebbero stati emarginati negli anni quei pochi dirigenti onesti e lungimiranti che hanno sacrificato tutto a questa lotta. Contro il doping ci si batte in un solo modo: se si finisce per ostracizzare chi ha contribuito a creare in questo Paese una consapevolezza culturale (questo sì è un merito precipuo italiano, ma non certo ottenuto dall’establishment) sulla cultura della lealtà e contro le droghe, significa che dietro alla retorica ci sono ben altre realtà. Quanto sordide, lo appurerà la magistratura ordinaria, in questo caso di Bolzano.
 
La Magistratura, già. Non ci fossero procuratori, giudici e carabinieri, ben poco si saprebbe sul doping nel nostro Paese. Un’altra leggenda da sfatare è che l’inquirente sportivo possa poco perché non ha i poteri concessi ai colleghi ordinari. Abbiamo la netta impressione, invece, che inchieste amministrative e disciplinari interne possano arrivare molto lontano se c’è una vera volontà di colpire i disonesti. Soprattutto in quest’ultimo caso, in cui risultano indagati due medici e un tecnico federale.
C’è una inquietante doppia morale che aleggia su tutte le vicende di doping: riguarda gli individui, ma anche le istituzioni. Su una facciata, rivolta all’opinione pubblica, si appendono proclami roboanti contro la via farmacologica dello sport. Ma l’altra, che guarda il cortile di casa, è colorata di grigio e non ha finestre, nel dubbio che affacciandosi si possa vedere qualcosa di allarmante e sospetto. È un discorso che si allarga ben oltre i confini del nostro Paese: Cio e federazioni internazionali non convincono per niente. La Wada, agenzia internazionale antidoping, è sempre più sola, strangolata dai problemi economici e da una ostilità sempre più manifesta. Di fronte all’ultimo grave caso, il presidente Malagò e la ministra Idem hanno un’ottima occasione per far sentire la loro fattiva e sentita solidarietà all’unico organismo di piena garanzia in questo campo perché del tutto esterna alla dicotomia controllati-controllori che rende ben poco credibili sul piano giuridico e logico gli impegni antidoping delle strutture burocratico-sportive dei vari Paesi. E ci spieghino, finalmente, con dovizia di particolari, come in Italia si riprenderà questa lotta che sta progressivamente languendo. Per esempio con una raffica di continui controlli a sorpresa intelligentemente mirati, gli unici davvero efficaci, e che siano ben pubblicizzati. Naturalmente a posteriori.
Franco Arturi© RIPRODUZIONE RISERVATA
www.gazzetta.it 

martedì 18 giugno 2013

Caso Schwazer - I NAS perquisiscono la Fidal e il Coni.

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Caso Schwazer - I NAS perquisiscono la Fidal e il Coni. Ipotesi di reato: favoreggiamento

Il caso Schwazer sembra non essere finito con la squalifica dell’atleta a tre anni e mezzo comminata dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni a seguito della positività riscontrata dalla Wada in un controllo effettuato nell’imminenza dei Giochi di Londra 2012.
La procura di Bolzano, titolare dell’inchiesta che da quel controllo ha preso le mosse, sta prendendo in considerazione l’ipotesi di favoreggiamento e sta cercando di verificare eventuali responsabilità delle istituzioni sportive. Gazzetta.it ha riportato che i Carabinieri dei Nas sono entrati questa mattina al Coni e alla Fidal per acquisire documentazione sui giorni e gli episodi che precedettero il controllo. Schwazer, infatti, si è sempre attribuito la totale responsabilità della scelta di far ricorso all’epo, dall’acquisto in Turchia all’iniezione. Il blitz sarebbe stato esteso alle abitazioni dei medici con responsabilità nel settore sanitario di Fidal e Coni.
Nel tardo pomeriggio, la Federatletica ha diramato il seguente comunicato:
"Con riferimento alla perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Bolzano in relazione all'ipotesi di favoreggiamento nei confronti dell'atleta Alex Schwazer risultato positivo ai controlli antidoping alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, la FIDAL comunica di aver offerto la massima disponibilità e collaborazione all'Autorità Giudiziaria inquirente e di aver altresì dato mandato all'avv. Giorgio De Arcangelis del foro di Roma per l'esercizio dei diritti e delle facoltà ad essa FIDAL spettanti quale soggetto offeso dal reato, con riserva di costituirsi parte civile nei confronti di coloro che all'esito delle indagini saranno ritenuti colpevoli, al fine di ottenerne la condanna al risarcimento dei danni arrecati con la loro condotta alla FIDAL."

I miracoli di Papa Giovanni Paolo II: approvato anche il secondo, la canonizzazione è vicina

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I miracoli di Papa Giovanni Paolo II: approvato anche il secondo, la canonizzazione è vicina
Il riconoscimento non è ancora completato, ma la consulta dei medici ha detto di "non poter dare una risposta razionale" a una miracolosa guarigione attribuita a Karol Wojtyla. Quel "Santo subito" chiesto alla morte del Papa potrebbe diventare realtà.
Quando Papa Giovanni Paolo II morì, nel 2005, il grido che si alzò da Piazza San Pietro fu quel "Santo subito" che tutti ancora oggi ricordano. I Papa Boys, i fedeli e tutti quelli che avevano ammirato la figura di Karol Wojtyla non volevano attendere decenni, se non secoli, prima di vedere completato il processo di canonizzazione che avrebbe portato Giovanni Paolo II a essere venerato come santo. Adesso, a otto anni dalla scomparsa, un secondo miracolo attribuito a Wojtyla sta per essere ufficialmente riconosciuto; aprendo così la strada a una canonizzazione in tempi record, proprio quello che i fedeli avevano chiesto fin dal giorno della sua scomparsa.

E infatti, derogando alla regola che vuole che passino almeno cinque anni dal decesso, subito dopo la morte del Papa si aprirono le indagini per iniziare il processo di beatificazione, il primo passo per poter arrivare alla santificazione. Il miracolo necessario per poter essere dichiarati beati venne ufficialmente riconosciuto da Papa Ratzinger nel maggio 2011: la guarigione dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre Normand avvenuta grazie all'intercessione di Papa Giovanni Paolo II. Secondo la testimonanzia della suora, la guarigione dal morbo da cui era affetta dal 2001 avvenne nella sera del 2 giugno 2005, a due mesi esatti dalla scomparsa di Wojtyla.

Non è una procedura semplice, quella del riconoscimento dei miracoli: la persona che è stata "miracolata" dal potenziale santo o santa fa richiesta al vescovo di riferimento perché apra l'Inchiesta Diocesana. Dopodiché la Congregazione per le cause dei santi inizia le indagini, interroga quanti più testimoni possibili, valuta documenti e - dopo aver dato parere positivo - fornisce tutto il materiale a cinque medici nominati dalla Chiesa. Se i medici non riescono a dare una spiegazione razionale all'accaduto, la richiesta di beatificazione passa a sette teologi e poi a vescovi e cardinali. Se questi concordano, spetta poi al Papa il sì definitivo per poter proclamare il nuovo beato.
Ma per diventare Santo è necessario che venga riconosciuto un secondo miracolo. Dei tanti su cui si è indagato nel corso degli anni, uno in particolare ha attirato l'attenzione della Congregazione per le cause dei santi: una presunta guarigione miracolosa che è stata presentata a gennaio da monsignor Slawomir Oder, "postulatore" della causa per la canonizzazione di Giovanni Paolo. La consulta medica ha riconosciuto proprio in questi che la guarigione è inspiegabile, se nei prossimi mesi i teologi daranno parere positivo, la strada di Karol Wojtyla verso la santità non avrà più ostacoli, e potrebbe essere celebrata già a ottobre di quest'anno.

Di che miracolo si tratta? Sulla questione per il momento c'è assoluto riserbo e si parla solo di "inspiegabile guarigione", ma è abbastanza noto che dei tanti presunti miracoli attribuiti a Giovanni Paolo II quello che ha interessato maggiormente la Congregazione riguarda la guarigione di un bambino polacco. Il piccolo, immobilizzato sulla sedia a rotelle da un tumore ai reni, ha ripreso a camminare dopo aver visitato la tomba di Giovanni Paolo II nelle Grotte vaticane, come testimoniato dall’arcivescovo di Cracovia, Stanislao Dziwisz.

Non è detto che sia questo il miracolo di cui si sta parlando in questi giorni e che ha ricevuto parere positivo dai medici, perché tanti altri sono i presunti miracoli attribuiti a Papa Giovanni Paolo II: un uomo salvato a Cleveland, negli Stati Uniti, da una grave ferita da arma da fuoco alla testa; una donna che riapre gli occhi dopo essere stata dichiarata morta e molti altri. Per un totale di 251 episodi inspiegabili contenuti nel fascicolo del Papa polacco. Su tutti c'è assoluto riserbo, ma è ormai evidente che la santificazione di Karol Wojtyla è alle porte.

lunedì 17 giugno 2013

Maratona e ultra del Gargano, hanno partecipato oltre 500 atleti

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Oltre 500 atleti dall’Italia e dall’estero si sono dati appuntamento sabato scorso a Cagnano Varano per la decima edizione della Maratona del Gargano, gara podistica organizzata dal Gruppo Sportivo ‘Stracagnano’ e dalla Parrocchia Santa Maria della Pietà, con il patrocinio dalla Regione Puglia e dal Comune di Cagnano Varano. La gara, svoltasi nei comuni di San Nicandro Garganico e Cagnano Varano con il suggestivo sfondo del Lago di Varano, si è divisa in Ultramaratona (50 Km) , Maratona (42), Mezza Maratona (21), Percorso 10 Km e staffetta,

Maratona del Gargano, hanno partecipato oltre 500 atleti

Alle 15 è partita l’Ultramaratona, che per il secondo anno consecutivo ha visto gli atleti cimentarsi in un duro percorso La sezione è stata vinta dal titolo mondiale della 100 km Giorgio Calcaterra (RUNNING CLUB FUTURA) che ha coperto i 50 km in 3 ore e 25 minuti, seguito da Leandro Guarnieri della Nossy Marathon Catania e da Cosimo Manigrassi della Marathon Massafra.
“E’andata molto bene- commenta il campione Calcaterra- ero preoccupato per il caldo ma c’era un bel venticello che mi ha lasciato correre senza problemi un percorso duro. Sono  partito cauto senza faticare estremamente e distraendomi nel godere del magnifico panorama. Ottima l’organizzazione”.
Per la Maratona, partita assieme alle altre gare alle 16, il podio è stato conquistato da Alberico Di Cecco dell’ Asd Farnese Vini Pescara che ha percorso i tradizionali 42 km in 2 ore e 40 minuti, seguito da Pasquale Cardillo della Euroatletica 2002 e al terzo posto Nicola Lotito dell’ Atl. Fossacesia.
“Cagnano come sempre ha riservato una grande calorosità- spiega Di Cecco- e ancora una volta mi congratulo con gli organizzatori. Venire sul Gargano fa sempre piacere, complice la corsa nella natura del Parco”.
Per la mezza Maratona primo posto per Matteo Notarangelo della Asd Bruni Pubbl. Atl. Vomano in 1 ora e 10 minuti, seguito da Luca Cannone dell’ Asd Andria Runs E VERONICA BUJDOS dell’ Indiana Road Runners Club.
“Siamo soddisfatti della riuscita dell’iniziativa- commenta il presidente della Stracagnano Pasquale Giuliani- e soprattutto della macchina organizzativa che dopo dieci edizioni ha permesso il tutto senza alcun tipo di problema. Siamo riusciti a coinvolgere tanti concittadini e far conoscere Cagnano positivamente in tutta Italia e non solo”.

le classifiche

http://www.correreinpuglia.it/images/classifiche/2013/ClassificheMaratonadelgargano.zip

domenica 16 giugno 2013

CERTE NOTTI SEI SVEGLIO…..il mio Passatore 2013

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CERTE NOTTI SEI SVEGLIO…..

Euri 25, ‘na figata, il pedaggio al Passatore per chi si iscrive all’alba del giorno dopo o poco più in là: modica cifra per staccare un biglietto sul tram dei sogni. Alle soglie delle 50 (non euri , ma primavere), traguardo ritenuto scontato nella società del benessere, ma non si sa mai, è d’uopo celebrare come si conviene, ché ai prossimi 50+50 si potrebbe anche non arrivare. Ciascuno festeggia a modo suo: una bella cena, una serata a ballare, una bottiglia di Lagavulin single malt invecchiata 21 anni e un Cubano (inteso come sigaro…) un viaggio in compagnia del partner/della zia/del cane o di tutt’e tre: io, da quando ho iniziato a masticare le lunghe distanze, sognavo di celebrare percorrendo le strade del Passatore. Stefano Pelloni, che cortese non era poi per niente, brigante, scaltro, omicida, impavido, tradito infine per una taglia talmente appetibile da far rintuzzare la paura che quell’uomo incuteva, morto a 27 anni, ancora vaga inquieto su per i passi appenninici quando la neve cade, l’aria si fa gelida e nel buio si materializzano le ombre di tutti i tuoi fantasmi.
Maggio alle nostre latitudini è un mese mite e generoso, tempo di sakura, del rifiorire della natura nel tepore di un sole già forte e rassicurante; la luna, mia inaffidabile consigliera, avrebbe dovuto splendere nella sua pienezza la notte tra il 25 e i 26 del mese. Ma quest’anno si sa, la stagione è stata piovosa, fredda e grigia, e le nubi hanno coperto i raggi degli astri del cielo, mentre l’acqua sferzava inclemente, fin dalla partenza, la corsa dei Passatori, per poi trasformarsi in nevischio alle 2 del mattino, nei 3 gradi sopra lo zero del Passo della Colla.
Parto da sola, lasciando l’auto a Poggibonsi, con le mie tre sacche, che a Firenze, dove diluvia come fosse San Noè, lascio su tre pullman diversi: una sacca per Borgo San Lorenzo, una per la Colla, una, con la roba per la doccia (come se di acqua non ne avrei presa abbastanza) per Faenza. L’impresa, quando sei solo come un cane, o meglio come un lupo affamato di risposte sul senso della vita, si complica alquanto. Anche perché, bisogna dirlo, l’organizzazione ci conta sul fatto che la gente venga con auto appoggio, camper, roulottes, stuoli di accompagnatori, cuochi e cucine da campo, offrendo a chi non ha niente di tutto questo il minimo indispensabile: alla Colla, due tende 3 x 3 m. dove cercare affannati e bagnati le proprie borse, senza nemmeno una (dico UNA) sedia e doversi spogliare davanti a tutti per mettersi i panni asciutti. Sempre meglio che a Borgo S, Lorenzo, dove mi sono cambiata per la strada.
E’ soprattutto la solitudine ad accompagnarmi lungo il tragitto, dove, come un poveraccio davanti alle vetrine del Morbidi, guardo con malinconia gli altri podisti fermarsi più volte presso le loro auto appoggio, isole di luce e tepore nel buio sconfortante della notte.
Loro si danno appuntamento, si fermano, ri ristorano. Io continuo. La luce della lampada frontale diventa inefficace nella nebbia fitta, che la rifrange indietro riuscendo a illuminare solo la punta gialla delle mie scarpe. Nel buio denso di ombre ancor più scure, appaiono all’improvviso visioni di luci, fuochi fatui reali o immaginati a segnare la tua personale ascesa all’interno della tua anima. In realtà sono podisti come te, agghindati come alberi di Natale per timore di essere messi sotto dal traffico da rush hour delle loro stesse auto appoggio… sigh!
Poi la salita finisce, cominci a scendere, hai percorso la metà del cammino. Continua a piovere nel buio. I ristori offrono caffè tiepidiccio che sa di risciacquatura di piatti e brodo di dado che mi fa piegare in due, ai lati della strada, in preda a fitte alla pancia.
Le vesciche sono ormai al di là del bene e del male: quando la pelle dei mignolini si apre a ricciolo, come la buccia di una banana, mi pare di sentirne anche il rumore: ciiirrrrrrrkk! Mi capita spesso, e so che tra poco il cervello non terrà più conto del dolore, purché continui di corsa e non a passo.
Nel frattempo deve essere arrivata l’alba, perché si è fatto chiaro, anche se di sole manco l’ombra (ah ah… d sole… manco l’ombra!), anzi, dai nuvoloni grigi bassi come ventri rigonfi ricomincia a stillare una pioggia stizzita e gelida. Ma si sa, io animale diurno sono, e le gambe, risparmiate doverosamente, come si conviene a nonna Abelarda, girano tranquille: gli 11,5 km da Brisighella a Faenza li percorro a 7’10’’, che, su quel tratto, equivale alla media di chi è arrivato intorno al trecentesimo posto. Supero almeno duecento persone, che alla fine, controllando poi la classifica, si riducono a non più di una settantina. Mah!
Nel frattempo sono arrivata, la piazza è semideserta, mi mettono una medaglia al collo e mi ridanno i miei tre borsoni, lievitati per il peso extra della roba bagnata. Nessuno si complimenta con chi arriva alla soglia delle 16 ore. 100 km non sono, evidentemente, lunghi uguali per tutti: per chi assiste, coloro che arrivano alle 7 del mattino sono poveri fessi. Per me, che ho fatto tutto quel tragitto in quel tempo di merda da sola, sono una discesa all’Inferno e la lenta risalita verso una nuova verginità.
Con un po’ di spiccioli mi comprò un caffè nel bar sulla piazza (salirne gli scalini non è agevole). Mi aspetta un lungo tragitto con le mie tre borse da trascinare nella mia personale Via Crucis (piazza - palestra delle docce ; docce - stazione Faenza; Faenza – treno per Bologna; Bologna - treno per Firenze; Firenze - treno per casa; ultima Stazione: letto). Ma intanto, seduta al bar, completamente fradicia e puzzolente, sorseggio il mio caffè nero e amaro come la vita, come quella lunga notte, beandomi nella consapevolezza di avere compiuto un’impresa tutta mia, tutta da sola, e sorrido.

Laura failli

DNA: principio regolatore superiore!

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DNA: principio regolatore superiore!

Nell’aprile del 1953, fu pubblicato sulla rivista Nature un articolo scritto da due giovani biochimici all’epoca sconosciuti, James Dewey Watson e Francis Crick, che avrebbe aperto una nuova era di ricerche scientifiche. L’articolo iniziava così: “Qui di seguito daremo una descrizione della struttura del sale dell’acido desossiribonucleico (DNA), struttura la quale presenta caratteristiche insolite, oltremodo interessanti dal punto di vista biologico”. Prima di allora, si conoscevano le leggi dell'ereditarietà formulate da Mendel, ma non si conosceva l’esistenza di un substrato fisico in grado di codificare l'informazione genetica.

La conoscenza del DNA fu assai importante, e rivoluzionò l’intero settore dello scibile, poiché si capì ben presto che le conoscenze fisiche, chimiche, psicologiche o biologiche riconducevano ad un medesimo linguaggio, che era quello della struttura comune dei mattoni dell’intera realtà. Per molto tempo siamo stati indotti a credere che il DNA fosse qualcosa di rigido e immodificabile, ma da recente diverse ricerche ci dicono che non è così, e che esso può essere modificato in base a determinati fattori. Diversi scienziati di Fisica quantistica parlano di un “principio regolatore superiore”, che non è affatto al di fuori del divenire cellulare, ma agisce dall’interno, anche se non può essere facilmente identificabile. Attraverso lo studio del DNA, è emerso il programma strutturale e funzionale insito nel DNA di ogni essere vivente. Questo programma può modificarsi. Il biologo parla di “mutazione” o di “selezione”, indicando i cambiamenti avvenuti per “errore del programma” o per “scelta per avere il successo riproduttivo”.

Pur conoscendo l’esistenza e l’importanza del DNA, la Scienza ufficiale non conosce questa struttura, e parla di una parte di “DNA spazzatura”, che comprenderebbe oltre il 90%. Le più recenti conoscenze di Fisica quantistica hanno accostato la parte non compresa del DNA umano ai fenomeni che riguardano il Fattore quantico, ovvero quei fenomeni che non obbediscono alle leggi della fisica classica, ma ad altre leggi non comprensibili attraverso la griglia epistemologica tradizionale. Questo significa che la cosiddetta “evoluzione” non può essere qualcosa di lineare, come immaginava la biologia classica, ma dovuta a processi quantistici, prodotti da quella parte del DNA che la scienza non comprende. Se l’uomo è dotato di potenzialità superiori rispetto agli altri esseri viventi, anche il suo DNA sarà diverso da quello di altre entità biologiche, e la chiave del suo “potere” è racchiusa in quel DNA definito dalla scienza “spazzatura” (Effetto del DNA FANTASMA!!!!!).

Lo studioso Ron Sedgley ha detto che: “Il DNA agisce come un’antenna di orientamento cellulare, la funzione di base che si impara quando si tratta di DNA. Si tratta di un ricevitore e un trasmettitore di fotoni (luce) e fononi (suono). Per cosa? Regolarizzazione delle cellule. Il che significa quindi, che le molecole d’acqua, potere piramidale attorno ai fili energetici a forma di spirale del DNA riceve energia spirituale delle vibrazioni dell’amore che poi diffonde rapidamente in un campo di particelle, materia fisica dei corpi. Si tratta di frequenze hertziane o cicli al secondo con i quali i musicisti possono raccordare strumenti musicali. Perché? Ancora una volta, esse compongono la gamma musicale del Creatore.”

Dunque, il DNA crea la nostra realtà, attraverso ciò che produce. Spiega lo scienziato Gregg Braden: “Di queste 64 possibilità, a quanto pare solo 20 di questi codici sono attivati ora per noi, i 20 aminoacidi. C’è un interruttore che chiude e apre i codici e quando l’interruttore decide di chiuderli o di aprirli, vi è ciò che noi chiamiamo ‘emozione’. Questa è la prima volta che vediamo modelli di emozione, in diretto collegamento fisico con il materiale genetico umano. La paura è un’onda lunga e lenta delle emozioni, che raggiungono relativamente pochi luoghi nel DNA. Così le persone che vivono nella paura sono limitati nel numero di antenne disponibili per loro. Mentre gli individui che vivono nel modello di amore… hanno onde corte e alte frequenze, quindi abbiamo molti più luoghi disponibili lungo il pattern genetico. L’informazione è straordinaria. E’ la prima volta che abbiamo una chiara connessione digitale tra le emozioni e la genetica.” 
 
Dunque, le nostre emozioni agiscono sul DNA, e attraverso di esse creiamo la nostra realtà. Se la peculiarità umana consiste nella capacità di pensiero e nei sentimenti più nobili del cuore, capaci di modificare il DNA e la stessa materia, la causa dell’evoluzione umana non può essere il caso, inteso come mancanza di una precisa forza. Anticamente, per “lotta” si intendeva un ostacolo naturale da superare, o contrasti tra gruppi umani, che sfociavano in guerra. Alla luce delle conoscenze attuali possiamo sostenere che la vera lotta è quella interiore all’uomo, che lo vede alle prese con le strutture meno evolute del suo cervello, che possono determinare la guerra, l’avidità e altri comportamenti più involuti. Concentrando l’attenzione sulle tendenze distruttive dell’uomo, Freud e altri noti autori, la distoglievano dalle caratteristiche culturali, sociali, economiche, politiche e finanziarie, tralasciando importanti domande come: “Essere libero, intelligente, l’uomo è in condizione di pianificare ogni cosa, incluso se stesso. Ma chi pianificherà i pianificatori? Chi impedirà loro di usare i poteri affidati loro per stabilire una tirannia sulla mente e il corpo dell’uomo? Chi impedirà all’uomo di scegliere il male invece del bene? L’uomo è veramente una sorta di Prometeo liberato, pronto e capace di assumere il controllo del proprio destino e di quello del cosmo?”  (Greene John C., La morte di Adamo L’evoluzionismo e la sua influenza sul pensiero occidentale, Feltrinelli, Milano 1971, p. 387)

Oggi, la domanda che gli scienziati sollevano rispetto alla questione del potere del DNA è: 
è possibile determinare cambiamenti del junk DNA (o DNA spazzatura) con attività quali la meditazione, la visualizzazione e l’esercizio della volontà? Alcuni studiosi dell’Institute Control of Science Russian Academy of Science” di Mosca, in collaborazione con l’“Old Vicarage Green, Keynsham” di Bristol” e l’“Istitut f. Klinische, Diagnostische und Differentielle Psycologie” di Dresda, hanno portato avanti una ricerca e pubblicato l’articolo dal titolo “The DNA wave Bio-Computer”. La studiosa Rosalia Stellacci parla di legami tra il Dna e il campo magnetico terrestre: “Il DNA è una molecola particolarmente polare, è stato calcolato che è l’antenna più potente e più efficiente esistente in natura e certamente nessun uomo sarebbe in grado di costruirne una altrettanto efficiente, almeno per ora. Anche il nostro DNA quindi risente dell’effetto del campo magnetico terrestre per cui anche la nostra manifestazione fisica e materiale può cambiare. Sia la nostra coscienza che il nostro corpo possono cambiare, se immessi in un campo magnetico diverso.

Allora cosa sta succedendo in questo momento? Il campo magnetico terrestre si sta spostando dal polo nord al sud America. Perché lo sta facendo? Perché la Terra sta concludendo un ciclo di precessione degli equinozi il quale dura 25.920 anni. In questo movimento il polo nord compie un giro intorno all’asse centrale della terra. Quando la trottola inizia a ruotare ad un velocità piuttosto piccola, inizia ad avere due movimenti rotatori, uno è intorno a se stessa come quando ruota dritta e uno è costituito dalla rotazione dell’estremità superiore intorno al centro di rotazione… La terra come un’altra piccola parte di un grande, grandissimo Tutto nel quale siamo immersi, è sottoposta ad un altro campo molto forte che la attraversa e orienta i suoi poli magnetici. L’orientamento della carica della terra cambia perché cambia l’inclinazione della terra rispetto a questo campo… Le nostre menti si stanno quindi riorientando, ma non solo la mente, anche il nostro corpo, l’acqua e la terra e l’aria, tutto si sta riorientando ed è soggetto collettivamente a questa forza esterna.”

Secondo questi studi, il DNA umano è una sorta di “Internet biologico”, superiore a quello artificiale. La ricerca scientifica russa spiega la possibilità di fenomeni quali l’intuizione, la chiaroveggenza, l’autoguarigione, ecc. Il DNA può essere addirittura influenzato e riprogrammato. Per la scienza ufficiale, soltanto il 10% del DNA produce proteine, per costruire le proteine, e il restante 90% è considerato come un DNA senza alcuna chiara funzione. Ma i ricercatori hanno studiato proprio quel 90% di DNA, ottenendo risultati stupefacenti. Secondo queste ricerche, il DNA è come un archivio di informazioni utilizzate per la comunicazione. Il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Garjajev e i suoi colleghi hanno studiato il comportamento vibratorio del DNA, scoprendo che: “I cromosomi vivi funzionano come computer “solitonici/olografici” usando la radiazione laser del DNA endogeno”. Questo significa che modulando certi modelli di frequenza con un raggio laser hanno influenzato la frequenza del DNA e, la stessa informazione genetica. In sintesi, le parole possono influenzare la struttura del DNA e del linguaggio (POSSIAMO CAMBIARE LA MATERIA CON LE FREQUENZE DEL PENSIERO: ORMAI E' REALTA' ....)

Finora soltanto gli studiosi di esoterismo o i monaci tibetani sostenevano che era possibile influenzare il corpo attraverso il linguaggio, le parole e il pensiero. La ricerca russa ha provato e spiegato scientificamente questo fenomeno.

L’esperimento degli scienziati russi consisteva nell’irradiare diversi campioni di DNA con i raggi laser. Si formava su uno schermo una trama di onde che rimaneva sullo schermo anche quando il campione veniva rimosso. Dunque, si suppone che l’energia continui a passare attraverso tunnel spaziali attivati anche dopo la rimozione del DNA. Gli effetti riguardano i campi magnetici vicini alle persone coinvolte. Grazyna Gosar e Franz Bludorf, nel libro Vernetzte Intelligenz, spiegano che gli esseri umani sono collegati ad una coscienza di gruppo (Coscienza Globale: un esperimento ne conferma l'esistenza...), e quindi possono agire come gruppo, potendo comunicare al di là dello spazio. Il DNA è in grado di immettere dati nella rete degli “ego”, stabilendo un contatto con altre persone connesse, rendendo possibili fenomeni come la telepatia (L'OSSERVATORE INFLUENZA LA MATERIA!!!! Interferenza di elettroni. Principio di non località. Entanglement Quantistico (Alan Aspect)....). Gli autori ritengono che per sviluppare e sperimentare l’individualità, gli esseri umani abbiano dimenticato la capacità di ipercomunicazione, possibile nelle loro potenzialità.

I ricercatori ritengono che l’umanità abbia le potenzialità per realizzare un nuovo tipo di coscienza collettiva, basterebbe che alcuni uomini acquisissero una piena individualità, dotata di capacità di creare e cambiare le cose, sulla base di una scelta evolutiva, formando una nuova coscienza collettiva. Molti studiosi ritengono che proprio ai nostri tempi l’umanità sta facendo questo percorso, creando nuovo tipo di coscienza collettiva. Secondo la fisica quantistica, l’osservatore è un elemento di molto importante nella produzione degli effetti. Dunque, ogni persona ha la sua importanza nella creazione della realtà collettiva. Si è scoperto inoltre che il DNA invia segnali al sistema nervoso, con una comunicazione quasi istantanea con ogni cellula, attraverso campi elettromagnetici. Questo processo avverrebbe “istante dopo istante alla velocità della luce”. Il DNA agisce come un superconduttore organico in grado di immagazzinare luce, quindi informazioni.

Dunque, se il pensiero è focalizzato, attraverso la meditazione o altri comportamenti, vengono creati canali energetici in grado di trasformare il nostro stesso DNA. Del resto, da molti secoli persone sagge, studiosi di esoterismo o sciamani, hanno sostenuto che dentro di noi c’è molto di più di quello che la nostra cultura riconosce, e molto dipende da ciò che il soggetto crede e da come si comporta. Cambiando aspettative, credenze e comportamenti cambia anche la struttura del pensiero, e di conseguenza anche la struttura energetica del corpo, e dal cambiamento fisico deriva un cambiamento esterno. Le strutture genetiche rispecchiano ciò che siamo e che diventiamo, e l’evoluzione deriva dalla libera scelta degli individui, che è essa stessa un frutto dell’evoluzione.

Di Antonella Randazzo

FONTE: http://terrarealtime.blogspot.it/2013/06/il-potere-del-dna.html


 

Supermaratona dell'Etna 2013: ancora Trincheri e Marin

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sitoMarin-horzIl Re dell’Etna è ancora l’ultratrailer Lorenzo Trincheri che, con una gara praticamente identica a quella del 2012, bissa il successo della passata edizione della SuperMaratona dell’Etna, manifestazione da guinness unica nel suo genere, capace di portare gli atleti – dopo 43 chilometri di fatica – dal mare al cratere di Nord-Est del vulcano attivo più alto d’Europa. sitoMarin-horz La vittoria di “Super Trink”, nella gara organizzata dall’Unione Sportiva Mario Tosi di Tarvisio (Udine), è giunta al termine dell’ennesima entusiasmante rimonta che – passo dopo passo – lo ha portato a raggiungere la testa della gara quando mancavano circa tre chilometri all’arrivo. Il recupero, una volta lasciato l’asfalto per passare sullo sterrato, è stato praticamente costante e lo ha portato prima a raggiungere Carmine Buccilli (Atletica Casone Noceto) e quindi a superarlo. Così come accaduto lo scorso anno, l’atleta della G.S. Roata Chiusani è giunto a quota tremila, poco sotto il cratere di Nord-Est, in solitaria con un tempo praticamente identico a quello della passata edizione (3h50’37”) andandosi a conquistare la seconda vittoria consecutiva davanti a Buccilli (3h55’00”) e a Gianluigi Martinelli (Marathon Club – Alta Quota Livigno) giunto terzo come accaduto nel 2008 (4h18’48”). In campo femminile, invece, dominio incontrastato di Francesca Marin (Runners Bergamo) capace di infliggere distacchi pesanti alle inseguitrici: la bergamasca ha chiuso in 4h45’18” davanti alla palermitana Lara La Pera (Polisportiva Nadir) in 5h09’40” e la lombarda Giovanna Confortola (Marathon Club – Alta Quota Livigno) che ha terminato la sua fatica dopo 5h18’47”.
PARTECIPAZIONE RECORD PER LE DONNE, SFIORATO QUELLO DI ISCRITTI – Nella settima edizione si è sfiorato il record di iscritti con gli atleti che hanno toccato quota 164, ma ancora una volta, la SuperMaratona dell’Etna si dimostra gara da guinness: sono ben 21, infatti, le donne che hanno preso il via facendo segnare il nuovo record della manifestazione. Hanno retto, invece, i primati stabiliti nel 2008 da Giorgio Calcaterra che in quell’occasione aveva fermato il cronometro a 3h43’44”e da Monica Casiraghi capace di vincere con 4h39’18”.
IL FILM DELLA GARA – La gara, così come accaduto dodici mesi fa, si è aperta con una fuga del “neofita” Carmine Buccilli che, approfittando delle sue caratteristiche di maratoneta da strada, fin dai primi metri ha imposto un ritmo molto alto. Dopo otto chilometri il vantaggio su Trincheri era di circa un minuto. Il vantaggio è via via aumentato anche lungo le rampe che hanno portato al traguardo voltante di Linguaglossa dove Buccilli è transitato con quasi quattro minuti di vantaggio. Quella che sembrava la cavalcata del giovane atleta è poi continuata lungo la Mareneve. A quel punto sembrava che per Trincheri fosse quasi impossibile raggiungere il battistrada che è transitato ai 34 km di Piano Provenzana in 2h28’04” con ancora oltre tre minuti e mezzo di vantaggio sul campione ligure. Chi conosce Trincheri, però, sapeva che proprio da quel momento si sarebbe iniziato a correre sul tracciato che più piace a “Super Trink”. È iniziata così una rimonta che si è conclusa intorno al 40° km quando il vincitore dello scorso anno ha raggiunto e superato il fuggitivo andando a vincere in solitaria. «Questa è una gara che bisogna saper gestire. Io l’ho fatto in maniera accorta anche perché sapevo che sull’asfalto sarebbe stato davvero impossibile tenere il ritmo di Carmine che sulla maratona è nettamente più forte di me. Sono contento di aver bissato il successo dell’anno scorso perché questa è una gara che porto nel cuore, che mi piace a cui non voglio assolutamente mancare». Soddisfatto, seppur classificatosi secondo, anche Carmine Buccilli: «Tutti diranno che sono partito troppo forte, ma io vi assicuro che meglio di così non avrei potuto comunque fare. Sono partito bene e sono arrivato bene a quota 1800, a quel punto sapevo che sarebbe iniziato il pezzo che non si adatta a me e quindi ho solo stretto i denti. Negli ultimi 10 km ho camminato tanto e corricchiato nei punti in cui spianava di più. Ma meglio di così non potevo chiedere al mio fisico». «È un’emozione indescrivibile – il commento di Gianluigi Martinelli, che in lacrime ha tagliato il traguardo piazzandosi al terzo posto – anche perché fino a 15 giorni fa ero addirittura in dubbio se partecipare o meno a causa di un problemino fisico». Così come accaduto lo scorso anno, al quarto posto si è classificato il friulano Ivan Cudin, il testimonial della SuperMaratona dell’Etna giunto in Sicilia per preparare i suoi prossimi impegni: «Ho corso con la testa, perché questa è una gara fantastica in cui non puoi sbagliare niente. Per me è stato un piacere ritornare anche se ho fatto solo tre settimane di preparazione».
LA GARA DELLE DONNE – In campo femminile la vincitrice Francesca Marin ha fatto gara più sugli uomini che sulle donne, classificandosi settima assoluta: «È una gara bellissima con un panorama unico. Gli ultimi 10 chilometri non sono tanto corribili ma devo dire che è davvero ottima come organizzatore visto che sullo sterrato ogni chilometro c’è un ristoro. Volevo provare questa nuova emozione, unica e indescrivibile». La vincitrice del 2012, Lara La Pera è giunta seconda:«Ho corso dove altri hanno camminato, ma la fatica dell’Ecomaratona delle Madonie della scorsa settimana si è fatta sentire. Sono partita piano perché volevo comunque finire questa gara speciale. Ho anche abbassato il tempo di 13 minuti quindi non posso che essere contenta». Entusiasta anche Giovanna Confortola: «È stato davvero qualcosa di emozionante. Gli ultimi 6-7 km sono davvero molto duri, ma tutto passa quando vedi questo traguardo davvero speciale». Peccato per Graziella Bonanno che a Piano Provenzana era transitata in seconda posizione, poi lo sterrato ha fatto il resto facendola scivolare fino al quinto posto: «È stato davvero un peccato. Ma ho patito troppo il pezzo sullo sterrato. Sono comunque contenta perché ho migliorato il mio tempo e già questo è un successo». GRANDE SODDISFAZIONE DEGLI ORGANIZZATORI – Ennesima grande giornata di soddisfazione da parte dell’organizzazione come spiega l’ideatore Mariano Malfitana: “Siamo soddisfatti di essere riusciti a portare nuovamente a termine la nostra “fatica” il tutto grazie all’aiuto di coloro che ci hanno supportato in questa avventura. È per noi un grande orgoglio nonostante l’impegno che dobbiamo metterci visto che ci caliamo nelle difficoltà organizzative che si trovano con gli enti pubblici che spesso sono impegnati in cose più importanti rispetto allo sport, ma che ci hanno già promesso un valido supporto per proseguire nella continua crescita di questa manifestazione unica al mondo. Voglio rigraziare davvero di cuore tutti i volontari che ci hanno dato una mano”.
da Comunicato stampa

 http://supermaratonadelletna.tk/

domenica 26 maggio 2013

Sei ore di Spoleto: l'Ultra più bella d'Italia! 1 giugno 2013, vi aspettiamo!

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La gara è inserita nel calendario IUTA 2013 e nel grand prix IUTAnel circuito delle 6h " TROFEO NEXUS " ( leggi regolamento qui ) e fa parte della combinata U.I.S.P. ( leggi regolamento qui )
L'Atletica Spoleto 2010 in collaborazione con la società Valore Salute Forti e Veloci e il patrocinio del Comune di Spoleto
Organizzano:

2° Edizione ULTRAMARATONA 6 Ore
Città di Spoleto
1 Giugno 2013

RITROVO PIAZZA CAMPELLO ORE: 11.00 PARTENZA della 6 ORE e della MARATONA ORE: 12.00 PARTENZA MARATONA a STAFFETTA ore: 11.55
MODALITA' D'ISCRIZIONE
1) Stampare e compilare il modulo d'iscrizione scaricabile dal sito nella sezione : Modulo iscrizione, oppure effettuare l'iscrizione on line dal sito nella sezione Iscrizione on line
2)
Effettuare il pagamento (Quota d'iscrizione: Ultramaratona e Maratona 25,00 euro per ogni atleta fino al 20 Maggio 2013, 30,00 euro per ogni atleta fino al 27 Maggio 2013 e 35,00 euro per ogni atleta fino al 31 Maggio 2013, Maratona a staffetta per ogni squadra 40,00 euro fino al 27 Maggio 2013) tramite bonifico bancario presso: Banca Popolare di Spoleto Filiale di via Guglielmo Marconi,
IBAN: IT23D0570421804000000002680 - ABI: 05704 - CAB: 21804 - CC 2680 Intestato a : ASD Atletica Spoleto 2010
per il pagamento specificare la motivazione del versamento ( nome e cognome dell'atleta)3) inviare modulo di iscrizione e copia delle ricevute di pagamento per email : a.s.d.atleticaspoleto2010@gmail.com o per email presso: p.gianfelici@alice.it o per fax : 0743234055 oppure recapito postale: ASD Atletica Spoleto 2010 Via Piazza d'armi n° 2 c/o Stadio d'Atletica -06049 Spoleto (PG) entro il giorno 31 Maggio 2013 per Ultramaratona e Maratona ed entro il 27 Maggio 2013 per la Maratona a staffetta . Per chi ha fatto l'iscrizione on line deve inviare solo copia delle ricevute di pagamento effettuato.

lunedì 13 maggio 2013

News dal mondo IUTA ultramarathon e ultratrail

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Dopo quella di Faenza, si è svolta anche a Firenze la presentazione ufficiale della 41° edizione della 100 Km del Passatore, valida come Campionato Italiano Fidal di specialità, in programma il 25 e 26 maggio. Alla conferenza stampa sono intervenuti il vice sindaco e assessore allo sport di Firenze Stefania Siccardi, l’assessore allo sport di Faenza Maria Chiara Campodoni e il presidente della ‘100 Km’ Elio Ferri. Favoriti il sette volte vincitore della corsa Giorgio Calcaterra e l’ucraino Evgeni Glyva (4°nel 2010), tra gli uomini; Paola Sanna (due vittorie e tre secondi posti) e l’esordiente russa Nadjezda Shikanova, tra le donne. 
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Lo statunitense Jon Olsen, con circa 271 km, è il nuovo Campione Mondiale della 24 Ore. Il podio della gara iridata di Steenbergen in Olanda vede sul secondo gradino del podio il connazionale John Dennis (264 Km circa) e sul terzo il tedesco Florian Reus (261 Km) che si è quindi laureato Campione Europeo. I migliori azzurri sono stati Tiziano Marchesi (12° con circa 246 Km), Stefano Montagner (15° con 241 Km) e Paolo Rovera (34° con 231 Km). Tra le donne vittoria della giapponese Mami Kudo con circa 253 Km, seconda la statunitense Sabrina Little (245 Km) e terza la connazionale Suzanna Bon (236 Km). Le migliori azzurre sono state Luisa Zecchino (15° con 220 Km), Monica Barchetti (19° con 218 Km) e Virginia Oliveri (30° con 210 Km). Nuova Campionessa Europea la francese Anne Marie Vernet con 229 Km. Scarica di seguito tutti i risultati.
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Manca pochissimo al Campionato del Mondo della 24 Ore, in programma l'11 e 12 maggio a Steenbergen in Olanda. Di seguito la lista degli azzurri, reduci dal recente raduno svolto a Padova, convocati per questo importante appuntamento internazionale. Ne fanno parte 9 uomini e 8 donne. Clicca QUI per scaricare il Media Report della Iau e QUI per il programma della conferenza medica del 10 maggio.


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Nella riunione del 25 gennaio 2013, il Consiglio Federale della FIDAL ha deliberato di rendere disponibile il cartellino giornaliero di partecipazione alle gare della Federazione anche nelle gare di Ultra Trail oltre a quelle di Ultramaratona (quelle su strada erano infatti già oggetto di questa normativa).
Sul sito www.fidal.it, così come sul nostro sito (nella sezione MODULI/NORMATIVE/CLASS) è pubblicata la normativa 2013 e il nuovo modulo da utilizzare, che qui per comodità rendiamo disponibili:      normativa           modulo
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Pubblichiamo un'analisi del coordinatore Iuta per la specialità dei 100 Km Maurizio Riccitelli (nella foto sul terzo gradino del podio insieme alle atlete azzurre) sui recenti Campionati Europei disputati a Belves in Francia. Un racconto che contiene elementi tecnici, ma dal quale traspare anche l'aspetto emotivo vissuto dalla squadra azzurra in questo importante appuntamento internazionale.



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In vista della la 6 Ore individuale e della 6x1 ora a squadre, in programma sabato 8 giugno 2013 a Brenno di Costa Masnaga, si precisa che il percorso dd gara, pur misurato, non sarà omologatoquindi i risultati non potranno essere statisticati, né a livello nazionale, né a livello internazionale”. Clicca QUI per scaricare il volantino della manifestazione, che sarà valida come nona prova del Grand Prix Iuta di Ultramaratona.

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Mancano circa due settimane al Trail del Monte Soglio, giunto alla sua quinta edizione, in programma il prossimo 25 maggio. La gara (63 Km 3500 D+) sarà valida come Campionato Italiano Iuta di Ultra Trail distanza media. Prevista anche una gara più corta di 26 Km e 1400 D+. Clicca QUI per scoprire le ultime notizie.
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Presentata anche a Firenze la 100 Km del Passatore. Gli iscritti verso quota 1.900

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Presentata anche a Firenze la 100 Km del Passatore. Gli iscritti verso quota 1.900
Dopo quella di Faenza, si è svolta anche a Firenze la presentazione ufficiale della 41° edizione della 100 Km del Passatore, valida come Campionato Italiano Fidal di specialità, in programma il 25 e 26 maggio. Alla conferenza stampa sono intervenuti il vice sindaco e assessore allo sport di Firenze Stefania Siccardi, l’assessore allo sport di Faenza Maria Chiara Campodoni e il presidente della ‘100 Km’ Elio Ferri. Favoriti il sette volte vincitore della corsa Giorgio Calcaterra e l’ucraino Evgeni Glyva (4°nel 2010), tra gli uomini; Paola Sanna (due vittorie e tre secondi posti) e l’esordiente russa Nadjezda Shikanova, tra le donne. 
Nella sala incontri di Palazzo Vecchio è stata presentata la 41^ edizione della “Firenze-Faenza”, valevole per assegnare i titoli italiani assoluti Fidal 2013 della specialità 100 chilometri su strada (è la 13^ volta che accade). L’ultramaratona, organizzata dalla omonima associazione faentina, in collaborazione con le amministrazioni comunali di Faenza e Firenze, il consorzio Vini di Romagna, la società del Passatore, l’Uoei, i comuni di Fiesole, Borgo San Lorenzo, Marradi, Brisighella e la Provincia di Ravenna, si avvale della partnership di Banca CR Firenze, nonché di Banca di Romagna, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza, Antarex, Friliver-Bracco, Coop Adriatica, Gruppo Hera, Ctf, Moreno Motor Company, Decathlon, Natura Nuova e Saucony, sponsor tecnico della corsa.
Clicca QUI per scaricare il comunicato relativo agli eventi collaterali.
Alla conferenza stampa, insieme a Elio Ferri, presidente della “100 Km”, sono intervenuti, tra gli altri: Stefania Saccardi, vice sindaco e assessore allo sport di Firenze, Maria Chiara Campodoni, assessore allo sport di Faenza, e i rappresentanti di Banca CR Firenze, da cinque partner toscano della corsa. Tutti i relatori, insieme al significato sportivo, tecnico ed agonistico della “Firenze-Faenza”, ne hanno riaffermato come sempre il valore sociale, in particolare quale evento di collegamento fra le due città d’arte e le rispettive regioni, dalla grande tradizione culturale ed economica.
Il “Passatore”, come noto, continua ad essere l’ultramaratona di maggior tradizione e prestigio internazionale tra le oltre 800 che si disputano ogni anno in tutto il mondo, anche quale strumento di promozione del podismo, dell’ambiente e delle relazioni tra i popoli. Lo conferma anche il numero degli iscritti. A dodici giorni dalla partenza (sabato 25 maggio, ore 15.00, da via de’ Calzaiuoli), con possibilità di registrarsi fino al 18 maggio, risultano oltre 1.900 gli atleti attualmente iscritti (all’edizione 2012 sono partiti in 2.035), tra cui 1.087, tesserati Fidal, duecentonove donne ed un centinaio di atleti provenienti da 22 paesi esteri (Australia, Austria, Belgio, Equador, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Kazakistan, Norvegia, Paesi Bassi, Russia, San Marino, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Ucraina e Vietnam). Pettorali e pacchi gara verranno consegnati a partire dalle ore 11.00 di sabato 25 maggio, nel gazebo dell’associazione, allestito in piazza degli Strozzi.
Insieme a Giorgio Calcaterra, campione italiano in carica e, come noto, vincitore delle ultime sette edizioni della corsa, oltreché recordman della stessa (6:25:46), fanno parte del lotto dei favoriti: l’ucraino Evgeni Glyva (4° del 2010), i russi Dmitry Tsyganov (2° nel 2010, 4° nel 2011 e 3° nel 2012) e Alexej Izmailov (6° nel 2010, 10° nel 2011 e 8° nel 2012), e gli italiani Marco D’Innocenti (2° nel 2006, 2007 e 2009, 5° nel 2010) e Antonio Armuzzi (7° nel 2012 e 20° ai recenti campionati europei di specialità). Tra le donne, assente Monica Carlin (vincitrice lo scorso anno a suon di record), si segnalano la bergamasca Paola Sanna (vincitrice nel 2005 e 2007, 2^ nel 2006, 2008 e 2009, 3^ nel 2012) e l'esordiente russa Nadjezda Shikanova. Sarà al via, dopo 17 anni dalla sua ultima partecipazione, anche la 39enne russa Irina Petrova, quattro volte vincitrice della corsa negli anni ’90: per la cronaca, nel 1992, ‘93, ’94, e ’96.
Confermato il controllo degli atleti (col consueto ‘chip elettronico’), effettuato dai giudici Fidal, tramite sei postazioni fisse e mobili, per garantire il regolare svolgimento della gara da parte dei partecipanti. Per quanto riguarda i premi della ‘Cento’, oltre a quelli di classifica, sono previsti i titoli Fidal, assoluti e master, questi ultimi con otto categorie femminili (l’ultima, la “over 70”) e dieci maschili (l’ultima, con atleti di oltre 80 anni). Previsti altresì riconoscimenti: per i recordman maschile e femminile; per i gruppi podistici; per il vincitore del GPM “Francesco Calderoni”, assegnato dall’Uoei al fondista che transiterà per primo sul Passo della Colla di Casaglia (913 metri slm, al 48° km), giungendo poi al traguardo di Faenza; per il miglior esordiente, assegnato dal gruppo sportivo della ”Cento”, nonché il Trofeo Elio Assirelli, istituito alla memoria del presidente dell’Associazione scomparso nel 2009, che sarà assegnato alla prima donna. La corsa sarà trasmetta in diretta radiofonica (ore 15.00) da radio RCB (frequenze 101.3 e 103.9) e in diretta tv (ore 18.00) dall'emittente Tele1 (frequenza ch. 45); riprese e servizi anche da Rai, emittenti locali e siti web. 
                                                     L’Ufficio Stampa

domenica 12 maggio 2013

mercoledì 8 maggio 2013

Passatore, non solo una gara ma soprattutto una festa.

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Passatore 2012, non solo una gara ma soprattutto una festa.  di Giorgio Calcaterra
Il Passatore per me è il Passatore, non è una gara di 100km, è molto di più, è una festa. Sono ormai sette anni che la corro, ed è sempre un carico di emozioni. Quest’anno ci sono arrivato senza grandi problemi, ho cercato di allenarmi bene, di arrivare a Firenze con largo anticipo e di godermi al massimo quei 100 bellissimi km che mi separavano da Faenza. Le ultime due ore prima della partenza sono state molto belle, fotografie, strette di mano, scambi di in bocca al lupo e qualche intervista, come dicevo prima è stata una festa, anche il sindaco di Firenze è venuto a farci l’in bocca al lupo e a stringermi la mano. Poi, il conto alla rovescia e via, si parte! I km nel centro di Firenze scorrono velocissimi, la gente applaude, molti mi chiamano per nome e io mi ritrovo per qualche centinaio di metro da solo. Dopo poco arriva un altro atleta, Colnaghi, so che è un buon maratoneta, ci ho corso altre volte e ci salutiamo amichevolmente. Pietro mi dice che è alla sua prima cento e che vuole farmi compagnia fino al passo della Colla e poi valutare se fermarsi o proseguire rallentando. Intanto arriviamo al quinto km, 19’ 33”. Dopo poco ci sorpassa un ragazzo russo che orami conosco da anni, il suo passo è deciso e in certi momenti riesce anche a prendere qualche metro di vantaggio, ci tenevo a correre la prima parte della gara in maniera tranquilla, ma per rimanere con il gruppo di testa non ho potuto farlo. Secondo cinquemila, tutto in salita, 21’ 06”. Sapevo di rischiare un po’ forzando, ma al Passatore c’è una gara nella gara, il traguardo volante in cima alla Colla, e nella prima parte di gara ho pensato anche a quello. Il ragazzo Russo nel frattempo ha lasciato la nostra compagnia e noi facciamo il terzo diecimila in 19’ e 51”. Colnaghi nonostante quello che mi aveva detto, tirava, sembrava che cercasse di staccarmi, e io preferivo non lasciarlo. Al 34 km mi ha preso una decina di metri di vantaggio, e lì forse mi sono giocato un po’ il crono finale, si perché ho reagito di impulso, l’ho raggiunto e ho cominciato ad aumentare l’andatura, ho forzato un po’ e sono arrivato in cima abbastanza stanco. In discesa non sono riuscito a correre bene e il distacco si è ridotto fino ad arrivare a 40 secondi. Ho reagito di nuovo e pian piano ho guadagnato secondi, ma Pietro non ha mollato, e ogni tanto il vantaggio diminuiva. La mia corsa non era rilassata, ogni tanto mi sentivo molto debole e chiedevo un carbogel , forse questa volta ho mangiato troppo poco. A colazione mezzo cornetto, un cappuccino e un terzo di baguette con la marmellata, a pranzo nulla, mezz’ora prima di partire una gelatina presport. Al 35km il primo carbogel e al 55km il secondo. Meno rispetto al solito. Rispetto ad altre gare ero meno lucido, non riuscivo a rispondere a tutte le battute che mi facevano e notavo di correre con la bocca abbastanza aperta come a voler prender più aria possibile. Il mio vantaggio superava i due minuti, ma io non mi sentivo sicuro. Nel frattempo il tifo della gente continuava e mi caricava e mi ha fatto anche molto piacere vedere il sindaco di Faenza sorpassarmi in bicicletta e salutarmi. Al’88km i minuti che avevo di vantaggio erano quattro e io continuavo con il mio passo, un passo non in spinta ma costante. La gente ai lati delle strade mi chiama per nome, alcuni avevano dei cartelli con il mio nome scritto, l’emozione era tanta. Mi dicevano parole bellissime e io non mollavo, e km dopo km sono arrivato al 99esimo km, lì finalmente mi sono sbloccato, sentivo veramente il traguardo vicino e ho cominciato a giocare e a salutare, aumentando l’andatura e guardandomi a destra e a sinistra e così in poco tempo taglio il traguardo. Non sentivo più la stanchezza, avevo voglia di saltare e di abbracciare tutti quelli che mi avevano aspettato a l’arrivo. Non ho visto neanche il tempo che ho fatto, ma sapevo che è sopra le sei ora e quaranta, non un granché rispetto alle mie tre ultime 100km ma va bene lo stesso. Salgo sul palco, si stappa la bottiglia come gli altri anni, e poi vado al ristoro e a cambiarmi. Incontro il mio caro amico Carlo che come ogni anno è venuto ad aspettarmi, ho bevuto qualcosa e poi via all’antidoping. Questa volta ci hanno fatto il doppio controllo, sangue e urine, finalmente! Per riuscire a fare la quantità sufficiente di liquido da analizzare, ho bevuto tre birre, un po’ mi sentivo brillo, ma giusto quel po’ che mi ha dato allegria. Ringrazio Veronica, per avermi fatto assistenza prima, durante e dopo la gara, dandomi quella tranquillità che mi ha permesso di vincere. Alle 2 e 40 finalmente sono arrivato in albergo, mi sono cambiato, messo a letto e nel giro di due secondi mi addormentato. Ho vinto il mio settimo Passatore, è solo una vittoria in più, ma per vuol dire molto, vuol dire che ho ancora la salute, la fortuna e la voglia di andare avanti, so che non ho fatto nulla di straordinario, sono stato solo costante e fortunato, ma sono contento proprio di questo. Grazie Papà per avermi regalato questa bella passione e grazie mamma, se ho vinto è anche merito tuo.
2011
Giorgio Calcaterra
Il mio sesto Passatore.
Quest’anno è stato per me un anno un po’ particolare, un anno nel quale un grosso infortunio ha modificato la mia vita… Ho difficoltà a guidare la macchina, ad alzare un peso, a piegarmi in una certa maniera, ma per fortuna non ho difficoltà a correre… Correre mi riesce bene, quando corro non sento dolore… Così ho rinunciato a varie terapie che potevo fare, e mi sono cominciato a preparare ad una gara che amo moltissimo: il Passatore. Negli ultimi mesi non sono riuscito a correre molto forte, le mie gare venivano sempre più lente dello scorso anno, in maratona avevo perso almeno 4 minuti e secondo un calcolo approssimativo, nella cento avrei perso almeno 12minuti. Io speravo di scendere sotto le sette ore, ma sapevo che era difficile! Ma mi sono detto fin dall’inizio che l’importante sarebbe stato provarci! Così sabato pomeriggio sono andato a Firenze, con quell’obbiettivo. Non pensavo troppo alla vittoria, pensavo fosse impossibile, ma volevo provare ad onorare quella bellissima gara che tanto mi ha dato! Qualche piccolo cambiamento l’ho fatto, rispetto all’anno passato per esempio ho mangiato meno, volevo arrivare alla gara leggero e reintegrare le energie durante il mio viaggio. Ho fatto colazione alle nove e trenta con sei fette biscottate, un cappuccino con un cornetto e una tazza di latte e cereali, po ho preso una gelatina un’ora prima della partenza, insomma, colazione abbondante ma niente pranzo. Così è andata, sono partito sentendomi leggero e vitale, il pensiero è andato subito allo scorso anno, quando in partenza facevo smorfie di dolore per la mia contrattura alla schiena e non riuscivo a tenere il passo dei primi… Ricordo il magone che avevo, la paura di non farcela, ma ricordo anche la determinazione ad arrivare, magari in 20 ore, magari di passo, ma volevo arrivare! Lo scorso anno in realtà la mia contrattura si sciolse con il passare dei km ed io sono riuscito a vincere la gara, ed alla fine, incredibile ma vero all’arrivo la mia schiena era meglio che alla partenza.  Ora voglio  però scrivere di quest’ anno… un’edizione difficile, con molti concorrenti temibili. Sono partito con molta voglia di correr e già dai primi metri ho preso il mio ritmo senza pensare a tattiche o agli avversari. Con me solo Emanuele Zenucchi, ottimo maratoneta all’esordio su questa distanza. Pensavo partisse forte e questo mi dava un p0′ di preoccupazione, invece per fortuna il suo ritmo è stato giusto e devo ringraziarlo per i 10 km di compagnia. Dietro di noi c’era Alberico di Cecco, sembrava non volesse raggiungerci e manteneva sempre quella ventina di metri dietro di noi.  Per i primi 10km ho avuto abbastanza caldo, ma poi per fortuna le condizione climatiche sono migliorate e anche se c’è stato un p0′ di vento contrario, devo dire che il clima è stato dalla parte di noi atleti. Per me il Passatore non è una singola gara, ma c’è la gara nella gara, ovvero il gran premio della montagna. La prima salita, quella di Fiesole (Vetta delle Croci) è passata via velocemente poi pian piano siamo scesi fino a Borgo San Lorenzo dove cominciavano i 13/14 km di salita… Dove cominciava la mia prima  gara.  Di Cecco nel frattempo mi ha affiancato e circa al 43esimo km mi ha staccato. Io avevo preso da poco dei carboidrati liquidi ma non avevo bevuto acqua e mi avevano dato leggermente fastidio, non sono così riuscito a rispondere all’attacco. Dopo circa 500 mt riesco a bere dell’acqua e pian piano mi riprendo, aveva una sessantina di metri su di me, in salita non sono pochi… ma ci ho provato, ho spinto un p0′ sull’acceleratore e con mia grande sorpresa, sono riuscito a raggiungerlo e a staccarlo di circa 40 secondi… mi sono così goduto la vittoria della mia prima gara, il gran premio della montagna. Mi sono buttato in discesa con la voglia di correre, ma con la consapevolezza che era troppo presto per spingere a fondo e che forse dovevo approfittare della discesa per recuperare un po’. Sapevo che il secondo era vicino, ma non mi importava, sapevo che forse era meglio se mi raggiungeva e se correvamo per un p0′ insieme. Credo mi abbia raggiunto al 55esimo km e per 20km abbiamo corso vicino,  a dire il vero, ogni tanto lui si staccava, ma credo solo perché io facevo dei piccoli cambiamenti di ritmo. Al 74esimo km Di Cecco ha accelerato un po’ e io l’ho seguito fino al 75esimo, quando ho deciso anch’io di fare un piccolo allungo.  A quel punto sento il tifo, mi dicono vai, insisti ora, io penso: è assurdo, mancano ancora 25km, è troppo presto… La mia mente pensava razionalmente, ma le mie gambe e il mio cuore mi hanno detto di andare e io senza neanche rendermene conto, ho cominciato a spingere, a correre, finalmente senza tenermi… finalmente libero! Il distacco non aumentava di molto, e pensavo che Di Cecco mi riprendesse presto, ma io non stavo gareggiando solo contro di lui, io stavo correndo per il mio tempo, stavo correndo per il mio personale e allora, al diavolo tutte le tattiche… dovevo correre, andare come potevo! Perché l’ho sempre detto e lo ribadisco ancora una volta il personale è la cosa che mi gratifica di più, più di una grande vittoria. Gli ultimi 10 km  ho avuto un piccolo rallentamento, ma i muscoli si erano induriti e sapevo che ormai il vantaggio dal secondo era superiore ai 2 minuti… Quindi ho spinto, mantenendo la concentrazione e sapendo che fino a un metro prima dell’arrivo, la gara non è finita e tutto può succedere. Sono arrivato un po’ stanco e affamato, meno vivace rispetto agli anni passati, ma felice e soddisfatto. Sono salito sul palco, ho stappato la mia bottiglia di spumante e firmato diversi autografi, ma devo dire la verità non mi sentivo in piena forma… poi mi hanno accompagnato all’antidoping, per fortuna ho mangiato due cornetti e mi sono ripreso… Forse qualche barretta in più, o chissà uno dei miei amati cornetti presi in gara mi avrebbe fatto arrivare un po’ più vispo! Ora sono passate più di 36 0re dalla fine della gara, i muscoli delle mie gambe sono leggermente doloranti, ma mi sento rilassato e in forza! Ancora non ho corso, non so se oggi lo farò, ne avrei molta voglia, ma non forse non è il caso di accelerare i tempi, voglio riprendermi bene e ricominciare a correre senza dolori e con il solito piacere di sempre. Ringrazio di cuore tutti quelli che hanno tifato per me, che con il loro sostegno mi hanno spinto verso il traguardo, ringrazio chi mi aiutato in gara, con il supporto di qualche parola o di una boccetta d’acqua. In particolare ringrazio Veronica che mi ha fatto assistenza per tutta la gara e che pazientemente mi ha passato le barrette, i carboidrati liquidi, l’acqua e la cola e che con il suo tifo mi ha dato forza e voglia di correre. Per ora non ho programmi per le mie prossime gare, vorrei divertirmi in gare veloci, ma un pensiero c’è anche al mondiale di settembre…
1973
Io, Romano Baccaro

mercoledì 1 maggio 2013

Classifiche podismo Aprile 2013

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"IO NON GETTO I MIEI RIFIUTI" è una campagna promossa da Spirito Trail e rivolta a tutti i veri trailers, atleti e organizzatori, per tutelare l'ambiente e la natura. Troppo spesso durante le gare si vedono sul tracciato rifiuti lasciati dai partecipanti. Una maggiore sensibilizzazione servirà a far capire a tutti che le corse trail non possono prescindere da questa semplice regola: non si gettano rifiuti per terra! Aiutateci a diffondere questo messaggio alle vostre gare, con i vostri siti, i vostri blog, o semplicemente con il passaparola... E i runnerspercaso aggiungono "Corriamo Etico, Pulito, Non usiamo bestemmie e blasfemie prima durante e dopo le gare... Aiutiamo gli altri, sempre anche quando vai a tutta birra in una discesa...

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Se non puoi correre, cammina...

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un' altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
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Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
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Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

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I prossimi impegni incalzano, a cominciare da tutte le ultramaratone! Perciò chi desidera da settembre in poi la consulenza e l'aiuto di Denise Quintieri-Runnerspercaso, consulenze gare, pubblicità sul sito, sul forum, banner locandine gare, Ufficio stampa e fotografa e videoamatore, deve almeno corrispondere il rimborso spese "vive" viaggio ... + eventuale pernotto. Tutti si fanno corrispondere qualcosa, i soldi vivi, o materiale, oppure pettorali da rivendersi sui propri siti, sponsor vari che danno qualcosa, magari prodotti ecc.
Noi (io) chiediamo solo rimborso spese vive, treno o bus che sia + pernotto. Nient'altro! Diversamente non ci cercate, non si può andare in gir aggratis e a proprie spese in giro per l'Italia e solo per "amicizia!"!